Dove la città mostra la sua nudità
A Forcella, la letteratura non ha bisogno di finzione: le storie esistono già, da secoli.
È il quartiere dove sorge il Teatro Trianon, oggi rinato come “Teatro della Canzone Napoletana”, ma un tempo luogo di cultura popolare e ribalta per i comici di strada. È anche dove si trovano resti greco-romani incastonati nei vicoli, a ricordare che qui la città antica si muove sotto la pelle della città moderna.
Il suo nome evoca molte cose: forche, crocevia, scelte e condanne. Ma più che luogo di condanna, Forcella è spazio di rappresentazione: di sé, del popolo, del potere, della sopravvivenza.
Tra cronaca e romanzo, verità e immaginazione
Forcella è entrata nell’immaginario collettivo attraverso le pagine di cronaca e i romanzi popolari, ma anche attraverso la parola teatrale.
La scrittura che nasce da qui è spesso diretta, ruvida, affilata, come la vita tra i suoi vicoli. È una scrittura che non consola, ma che testimonia.
Che si tratti delle denunce di Roberto Saviano, delle storie scritte per il teatro da Eduardo De Filippo (che qui trovava la sua gente), o delle narrazioni contemporanee che raccontano adolescenza, affetti e scelte morali: Forcella è sempre personaggio centrale.
Il quartiere come scrittura
Passeggiare per Forcella significa attraversare una narrazione aperta. Ogni incrocio è una scena, ogni voce una battuta, ogni edicola votiva un verso non scritto.
E nonostante la retorica dell’abbandono, il quartiere continua a produrre linguaggio, arte e resilienza.
Qui si sussurra e si urla, si canta e si scrive — anche se non sempre su carta.
Forcella è un racconto popolare e sofisticato insieme. Non chiede di essere capita, ma ascoltata.
Ci sono quartieri che si leggono con gli occhi.
Altri, come Forcella, si leggono con l’anima, tra le righe del silenzio e le note di una voce antica.