Lo scudetto come rivincita collettiva
Quando il Napoli vinse il primo scudetto nel 1987, la città intera cambiò pelle. Non era solo una vittoria sportiva: era un riscatto, una liberazione, un sogno realizzato. Con Diego in campo, Napoli si sentì vista, rispettata, finalmente protagonista. Quel trionfo – seguito dal secondo nel 1990 – fu vissuto come una consacrazione affettiva e politica: il sud che batte il nord, la periferia che diventa centro, la bellezza che vince sull’arroganza.
E anche dopo di lui, Diego è rimasto presente nel cuore e nella narrazione della città. Quando il Napoli ha vinto il terzo scudetto nel 2023 e il quarto nel 2025, la sua immagine ha continuato a sventolare tra le bandiere, i cori e le lacrime.
Murales, altarini, tatuaggi: Diego eterno
Nel cuore dei Quartieri Spagnoli, un murale di Diego alto dieci metri veglia sul vicolo. C’è sempre qualcuno che passa, si ferma, fa il segno della croce, scatta una foto. È un luogo di culto, ma anche un’edicola laica e popolare, dove si portano sciarpe, lettere, ricordi.
Ma Diego non è solo lì: è ovunque. Dipinto sui muri, stampato sulle t-shirt, scolpito nei presepi. Persino nei ristoranti, nei negozi, nei bar, compare il suo volto — spesso al fianco di San Gennaro, come a dire: “questa città ha due santi”.
Perché Diego è mito
- Perché ha dato un volto al desiderio di riscatto di un popolo
- Perché ha giocato non solo per vincere, ma per rendere felice una città intera
- Perché non ha mai giudicato Napoli, e Napoli, per questo, non l’ha mai abbandonato
- Perché ha portato l’incredibile nel quotidiano, come solo i miti sanno fare
Dopo Diego
Con il quarto scudetto nel 2025, conquistato sotto la guida di Antonio Conte, Napoli ha celebrato di nuovo sé stessa. E nel trionfo c’era ancora lui: sui balconi, nei cori, nelle magliette con il 10 cucito sul petto.
Perché ogni vittoria, ogni sogno che si realizza, è ancora un’eco della sua magia.
Maradona non è leggenda. È un’eredità vivente.
Un codice di appartenenza.
Un’energia che Napoli riconosce e celebra ogni giorno.
Non perché fosse perfetto, ma perché ha fatto sentire i napoletani invincibili.