Una tradizione che canta la città
Le melodie della canzone napoletana classica narrano l’amore, il dolore, la bellezza e la perdita, ma anche la spiritualità, la malinconia del mare, il genius loci di ogni rione.
“Era de maggio”, “'O sole mio”, “Reginella”, “Torna a Surriento”, “Funiculì Funiculà”, “Core ‘ngrato”: sono solo alcuni dei titoli che hanno attraversato il tempo diventando patrimonio non solo di Napoli, ma dell’Italia intera.
Dietro ogni canzone, un frammento di vita, una cartolina sonora di una città che ama profondamente e soffre con grazia.
Autori, interpreti, poeti
La canzone napoletana classica è il frutto di collaborazioni straordinarie tra musicisti, parolieri e interpreti.
- Compositori come Salvatore Di Giacomo, Ernesto De Curtis, E.A. Mario, Libero Bovio, Raffaele Viviani hanno saputo tradurre la sensibilità popolare in arte alta.
- Interpreti come Roberto Murolo, Sergio Bruni, Maria Paris, e poi Massimo Ranieri o Renato Carosone, hanno dato volto e voce a una città in musica.
Un patrimonio riconosciuto
Nel 2011 la canzone napoletana classica è stata ufficialmente inserita nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità presso la Commissione Italiana per l’UNESCO.
Ma al di là del riconoscimento, ciò che la mantiene viva è la sua continua reinvenzione: viene reinterpretata dai giovani artisti, risuona nelle feste di quartiere, viene cantata nei teatri e nelle piazze, portata all’estero come simbolo sonoro di Napoli.
La canzone napoletana classica è una finestra aperta sull’anima di Napoli.
Una musica che commuove, senza bisogno di traduzione.
Una tradizione che continua a dire chi siamo.