La Genovese

C’è un profumo, a Napoli, che la domenica riempie scale, cortili, pianerottoli. È dolce e profondo, avvolgente e inconfondibile. È il profumo della Genovese, il piatto meno turistico e più amato, l’anima segreta della cucina napoletana.
Nonostante il nome, qui non c’entrano i liguri. La Genovese è napoletana fino al midollo, e racconta — meglio di mille parole — l’arte partenopea del tempo, della cura, dell’attesa.

Pasta alla genovese

Origini incerte, amore sicuro

Sulle origini del piatto ci sono varie teorie. La più accreditata parla di cuochi genovesi che lavoravano nelle taverne del porto, nel Cinquecento, e preparavano un intingolo di carne e cipolle che conquistò i napoletani.
Ma altri dicono che il nome derivi da una storpiatura linguistica, o da un'osteria di proprietà di un certo “Genovese”.
Quel che è certo è che la Genovese ha superato ogni mode. Non è una salsa, non è uno stufato: è un’opera d’arte gastronomica, costruita a fuoco basso, strato dopo strato.

Cipolle, carne, pazienza

La regina della Genovese è lei: la cipolla ramata, dolce e resistente. Tanta. Tantissima.
Tagliata sottile, viene cotta per ore insieme alla carne (di solito muscolo di manzo, girello o lacerto), in una pentola capace di contenere amore e vapore.
Il miracolo avviene lentamente.
La cipolla si scioglie, la carne si sfibra, i profumi si fondono. Dopo 4, 6, anche 8 ore, si ottiene un sugo color ambra, denso e vellutato, che profuma di casa e tradizione.
Si serve con la pasta — ziti spezzati, mezzani, paccheri — e ogni boccone è una carezza.
La carne, intanto, diventa secondo. Perché a Napoli nulla si butta, tutto si celebra.

Un piatto per chi ha tempo da perdere

La Genovese non si improvvisa.
È un piatto che chiede rispetto e restituisce emozione.
Un comfort food che non consola in fretta, ma lentamente, con il ritmo del cuore.
È la domenica della Napoli popolare, dei pranzi che durano ore, delle famiglie che si raccolgono attorno a una pentola come fosse un fuoco.

La Genovese è il piatto che non cerca attenzioni, ma le merita tutte.
E se il ragù è un tenore, la Genovese è un violoncello: suona più basso, ma vibra più a lungo.

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