Una tradizione antica
Fin dal Seicento, la liuteria napoletana si distingue per la qualità delle sue lavorazioni, al punto da diventare una delle scuole più riconosciute d’Europa, accanto a quelle di Cremona, Venezia, Parigi.
Nel Settecento, con l’esplosione della Scuola Napoletana e dei teatri musicali, aumenta la richiesta di strumenti per concerti, conservatori, orchestre.
Nascono botteghe specializzate che producono violini, mandolini, chitarre, viole da gamba, e perfezionano una tecnica che coniuga rigore costruttivo e sensibilità acustica.
Napoli, in particolare, diventa la patria del mandolino moderno, con una produzione di alta qualità che si afferma anche fuori dall’Italia.
Costruire un suono
Il lavoro del liutaio è meticoloso:
- si sceglie il legno con attenzione (abete rosso, acero, palissandro),
- si costruisce la cassa armonica con incastri precisi,
- si rifinisce ogni curva, ogni spessore, ogni angolo,
- si ascolta il suono ancora prima che venga emesso.
Ogni strumento è fatto a mano, su misura, irripetibile.
Il liutaio non solo costruisce: accorda, restaura, affina.
E nel tempo diventa riferimento per musicisti, studenti, collezionisti.
Una pratica che continua
Oggi la liuteria napoletana non è una tradizione relegata al passato.
Botteghe attive nel centro storico, a Chiaia e nei Quartieri Spagnoli continuano a lavorare strumenti di altissima qualità.
Il Conservatorio di San Pietro a Majella ha un ruolo chiave nel formare nuovi artigiani, e la città ospita festival e incontri dedicati alla musica acustica e agli strumenti classici.
La liuteria napoletana vive in equilibrio tra artigianato e arte, funzione e bellezza.
Ogni strumento creato è destinato a durare, ma anche a vibrare con la storia di chi lo suona.
A Napoli la musica non nasce solo nei teatri o nei conservatori.
Nasce anche nelle botteghe, tra trucioli e profumo di legno, dove il silenzio diventa suono.