La pizza fritta

È rotonda o a mezzaluna, al piatto o chiusa a “portafoglio”, fragrante, ripiena. Ma soprattutto è nata per necessità.
La pizza fritta napoletana non è la cugina povera della pizza al forno — è una regina a sé.
È il simbolo più autentico della cucina partenopea che, nei momenti più duri, ha risposto con creatività, condivisione e croccante ironia.

Pizza fritta napoletana

Dove il forno non arriva

Siamo nel secondo dopoguerra. Le pizzerie con forno a legna sono poche, il pane scarseggia, la miseria è tanta.
Ma l’ingegno napoletano non conosce carestia d’inventiva.
Così, le donne dei quartieri iniziano a preparare impasti che non vanno in forno, ma fritti.
Nasce così la pizza fritta: ripiena di ricotta, cicoli, provola, pepe e un pizzico di speranza.
Si frigge in casa, in strada, su fornelli improvvisati.
Si vende per pochi soldi, si mangia con le mani.
È il cibo del popolo, che sa di fame ma anche di festa.

La pizza “a ogge a otto”

In realtà la frittura di pizze è antica, ma la pizza fritta napoletana “moderna” nasce e si afferma tra gli anni ‘40 e ‘50 del Novecento, appunto nel contesto del dopoguerra.
È in questo periodo che diventa cibo identitario e di strada, con la famosa formula del "a ogge a otto", cioè la mangiavi subito, la pagavi tra otto giorni.
Perché Napoli ha sempre creduto che un morso di bontà valga più di una garanzia.
La pizza fritta era credito di fiducia, patto non scritto tra chi dava e chi riceveva.

Croccante fuori, morbida dentro

Non è una semplice frittura.
L’impasto è più spesso e compatto di quello da forno, per resistere alla cottura in olio bollente.
Il ripieno classico è un’esplosione: ricotta, cicoli (ritagli di maiale), provola filante.
Ma esistono anche varianti con salame, pomodoro, verdure.
A chi la mangia per la prima volta, sembra un abbraccio bollente, pieno e affettuoso. A chi è napoletano, è sapore di infanzia e marciapiede.

Non folklore, ma identità

Oggi la pizza fritta è tornata protagonista.
Non solo nelle friggitorie storiche dei Quartieri Spagnoli o della Sanità, ma anche in pizzerie contemporanee, che la reinterpretano con estro e rispetto.
Non è souvenir gastronomico: è cucina di strada con orgoglio e dignità.
Napoli la celebra con film (da L’oro di Napoli alla scena iconica con Sofia Loren), con eventi, con file quotidiane.
E ogni volta che la addenti, racconta una storia diversa — ma sempre vera.

La pizza fritta non chiede di essere capita. Chiede solo di essere mangiata. Calda. Con le mani. E con il cuore.

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