Una storia che viene dal silenzio
La sfogliatella nasce nel chiostro.
Si racconta che intorno al XVII secolo, nel monastero di Santa Rosa, sulla Costiera Amalfitana, una suora inventò un dolce per non sprecare della semola cotta nel latte. Aggiunse ricotta, zucchero, frutta candita e un pizzico di magia. Lo avvolse in una pasta sottile, lo infornò, e nacque la prima sfogliatella.
Ma fu Napoli a renderla mito.
Nel XIX secolo, la ricetta arrivò in città e fu rielaborata, raffinata, diffusa. Nacque la sfogliatella riccia. E, poco dopo, la frolla: più morbida, più segreta, più intima.
Due varianti, due personalità: una estroversa e teatrale, l’altra timida e dolce. Come Napoli stessa.
Riccia o frolla?
La riccia è una spirale dorata di sfoglia sottilissima, croccante e profumata, che racchiude un ripieno caldo e avvolgente.
La frolla è un guscio morbido, vellutato, che custodisce la stessa anima, ma con un approccio più morbido, quasi sussurrato.
C’è chi giura fedeltà assoluta alla riccia, e chi non rinuncerebbe mai alla delicatezza della frolla. Ma a Napoli non si sceglie tra le due: si assaporano entrambe. Una dopo l’altra.
Con zucchero a velo, ovviamente.
Un gesto quotidiano
La sfogliatella non è un dolce da cerimonia.
È un rito del mattino, una pausa del pomeriggio, un regalo per chi viene da lontano.
Va mangiata calda, appena sfornata, con le mani e senza fretta. Va ascoltata, mentre scricchiola sotto i denti.
E soprattutto, va condivisa: come ogni cosa buona, a Napoli.
La sfogliatella è più di un dolce. È un racconto in forma di conchiglia, un simbolo che profuma di casa e di genio artigiano.
È uno di quei sapori che, una volta assaggiati, restano per sempre nella memoria.