Una città che chiede complicità
Napoli pretende un legame personale. È una città troppo vera per essere osservata da lontano, troppo stratificata per essere semplificata in una cartolina. I registi che hanno saputo raccontarla meglio — da Mario Martone a Paolo Sorrentino, da Antonio Capuano a Stefano Incerti — hanno instaurato con lei un dialogo profondo, spesso conflittuale, ma sempre sincero.
Questi autori non hanno cercato di “rappresentare” Napoli: hanno lasciato che fosse la città a scriversi da sola attraverso le loro storie.
Registi
- Martone: la città delle origini e delle ferite
Mario Martone ha fatto di Napoli il cuore pulsante del suo cinema. Nei suoi film — da Morte di un matematico napoletano a Il giovane favoloso, da Nostalgia a Il sindaco del Rione Sanità — la città è corpo e metafora, culla e abisso. Martone esplora i suoi quartieri come stanze della memoria collettiva, cercando il punto in cui Napoli smette di essere geografia e diventa condizione esistenziale. - Sorrentino: Napoli come sogno e perdita
Per Paolo Sorrentino, Napoli è un luogo dell’anima. Cresciuto nei quartieri alti, l’ha raccontata in chiave onirica, malinconica, personalissima. È stata la mano di Dio è forse la sua dichiarazione d’amore più esplicita: un film che ripercorre la giovinezza, il dolore e la scoperta dell’arte, con la città sullo sfondo come unica vera costante. - Capuano: la rabbia e la tenerezza
Antonio Capuano, meno noto al grande pubblico ma fondamentale per il cinema napoletano degli anni ’90 e 2000, ha raccontato una Napoli cruda, senza orpelli. La sua opera è un grido d’amore e disillusione, un atto politico. I suoi personaggi sono fragili, rabbiosi, profondamente veri — e Napoli è lo specchio della loro lotta. - I registi stranieri e l’irresistibile attrazione
Anche autori internazionali sono stati catturati dalla forza visiva e simbolica di Napoli. John Turturro con Passione, Abel Ferrara con Napoli Napoli Napoli, e persino film come Eat Pray Love hanno trovato nella città qualcosa che va oltre l’estetica: una verità drammatica e irresistibile.
Un rapporto che evolve, ma non si esaurisce
Oggi, una nuova generazione di cineasti — spesso nati a Napoli ma con sguardi globali — continua a riscrivere il rapporto tra città e cinema.
Registi come Francesco Lettieri (Ultras), Sydney Sibilia (Mixed by Erry) o il collettivo di Mare Fuori portano sullo schermo una Napoli fresca, urbana, contemporanea, che sa ancora sorprendere e interrogare.
Per i registi che la amano — anche quando la criticano — Napoli è una coautrice. Una voce che interferisce, che modifica il racconto, che detta il ritmo. Non si può filmare Napoli senza entrare nel suo respiro. E chi riesce a farlo, lascia un segno — nel cinema e nella città stessa.