San Giovanni a Carbonara: il giardino di maiolica e l'ombra del Gran Siniscalco

Nel cuore gotico di San Giovanni a Carbonara, la Cappella Caracciolo del Sole svela un Rinascimento segreto fatto di ceramiche preziose, amori regali e misteri lombardi.

San Giovanni a Carbonara

Cappella Caracciolo del Sole

Per scoprire uno dei volti più enigmatici di Napoli, bisogna prima accettare l'invito di una scala. Non una scala qualunque, ma lo scenografico scalone a tenaglia di Ferdinando Sanfelice: un abbraccio di piperno che vi solleva dal caos di via Carbonara e vi deposita in un'altra dimensione temporale.

Benvenuti a San Giovanni a Carbonara, il Pantheon degli ultimi Angioini. Ma se l'imponente Mausoleo di Re Ladislao domina la navata con la sua vertigine gotica, è nel silenzio di una cappella laterale che si nasconde una gemma di rara e intima bellezza: la Cappella della Natività della Beata Vergine, meglio nota come Cappella Caracciolo del Sole.

Mausoleo di Re Ladislao
Mausoleo di Re Ladislao

Camminare sulla bellezza

Appena varcata la soglia, il primo istinto sarà quello di guardare in basso. E farete bene. Perché qui non si cammina su un semplice pavimento, ma su un tappeto di sogni invetriati.
Realizzato nel Quattrocento da maestri toscani, il pavimento in maiolica è un caleidoscopio di esagoni e quadrati dipinti a mano libera. Non è solo geometria: è un bestiario fantastico dove volti di dame, profili di cavalieri, animali esotici e fiori d'oriente vi osservano dal basso. È un giardino di ceramica sopravvissuto ai secoli, un esempio rarissimo che porta a Napoli i colori e la raffinatezza delle corti del Nord.

San Giovanni a Carbonara_Cappella Caracciolo del Sole
San Giovanni a Carbonara_Cappella Caracciolo del Sole

L'amore, il potere, la pietra

Al centro di questo scrigno riposa un uomo che ha fatto tremare la corte di Napoli: Sergianni Caracciolo. Gran Siniscalco, Conte di Avellino, ma soprattutto amante potente e discusso della regina Giovanna II. Il suo monumento funebre è un libro di pietra che racconta l'alba del Rinascimento napoletano. Osservate le statue delle Virtù che sorreggono il sarcofago: c'è una tensione nuova nei loro corpi, un tentativo di liberarsi dalla rigidità medievale per abbracciare l'eleganza classica. E sopra tutto, l'iscrizione dell'umanista Lorenzo Valla suggella per l'eternità la sua storia di gloria e tragedia, terminata con una congiura di palazzo nel 1432.

Il mistero degli affreschi lombardi

Alzando lo sguardo dalle maioliche al soffitto, verrete avvolti da un altro mistero. Le pareti della cappella sono un racconto per immagini della vita eremitica e mariana, dipinte con un linguaggio che non sembra napoletano. Sono gli affreschi di impronta lombarda, opere di maestri venuti da lontano che portarono a Napoli un realismo e una gestualità che ancora oggi fanno discutere gli storici dell'arte.

Un'esperienza di contrasti

Visitare la Cappella Caracciolo del Sole significa cogliere l'essenza di San Giovanni a Carbonara: un luogo dove il gotico più severo convive con la grazia colorata della maiolica, dove la morte dei re si intreccia con la vita vibrante dell'arte. In questo angolo nascosto dietro l'altare, Napoli vi sussurra che la bellezza sta spesso dove meno te l'aspetti: non solo nelle piazze assolate, ma nell'ombra fresca di una cappella dove, per un attimo, il sole sorge sotto i vostri piedi.

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