Maradona: l’eterno dio del pallone
Al centro di questo viaggio c’è lui, Diego Armando Maradona, celebrato in quello che è ormai uno dei murales più fotografati d’Europa: l’enorme ritratto su una facciata di Via Emanuele De Deo, realizzato nel 1990 da Mario Filardi e rinnovato nel tempo. Non è solo un’immagine: è un altare laico, con lumini accesi, sciarpe, bandiere e messaggi scritti a mano.
Attorno a questo volto sacro, si snodano altri murales che raccontano Diego in tutte le sue sfumature: il genio, il riscatto, la contraddizione, l’amore eterno con la città. È una narrazione a cielo aperto, un museo popolare e spontaneo che si aggiorna con ogni emozione.
Una galleria urbana in continua evoluzione
Ma non c’è solo Maradona. Dopo lo scudetto del 2023 e quello del 2025, nuovi volti hanno iniziato a popolare i muri dei Quartieri:
- Luciano Spalletti, l’allenatore del primo scudetto post-Maradona.
- Victor Osimhen con la sua maschera e il suo sorriso magnetico.
- Khvicha Kvaratskhelia, la fantasia georgiana diventata simbolo.
- Le immagini collettive dei festeggiamenti, con la città esplosa in cori, fuochi e felicità.
Ogni disegno è un pezzo di storia recente, un tributo che nasce dal basso, voluto dai residenti, dipinto da artisti locali o fan di passaggio.
Un pellegrinaggio laico per turisti e tifosi
Visitare questi murales è più che fare una passeggiata: è vivere l’emozione collettiva di un popolo, sentire la città parlare con i suoi muri.
Si può cominciare da Via De Deo, salire tra i vicoli, scoprire gli angoli decorati, fermarsi a scambiare due parole con gli abitanti — che spesso sono i custodi di queste opere.
Qualcuno le protegge con teli, altri aggiungono simboli, dediche, poesie.
Non serve essere tifosi per emozionarsi: basta osservare, lasciarsi attraversare da questo racconto fatto di colore, passione e appartenenza.
Questa galleria spontanea è una delle forme più vere di patrimonio culturale contemporaneo: memoria visiva di una città che non ha mai smesso di credere nel suo sogno azzurro.