Viaggio tra i murales del Napoli nei Quartieri Spagnoli: dove l'arte incontra il tifo

Nei Quartieri Spagnoli, tra scale, voci e panni stesi, il calcio non si guarda: si vive sui muri. Qui ogni vicolo racconta una storia d’amore lunga decenni — quella tra Napoli e la sua squadra. Il cuore di questo sentimento pulsa nei murales, icone urbane che trasformano l’identità calcistica in linguaggio visivo, arte di strada, devozione popolare.

Murales Maradona

Maradona: l’eterno dio del pallone

Al centro di questo viaggio c’è lui, Diego Armando Maradona, celebrato in quello che è ormai uno dei murales più fotografati d’Europa: l’enorme ritratto su una facciata di Via Emanuele De Deo, realizzato nel 1990 da Mario Filardi e rinnovato nel tempo. Non è solo un’immagine: è un altare laico, con lumini accesi, sciarpe, bandiere e messaggi scritti a mano.
Attorno a questo volto sacro, si snodano altri murales che raccontano Diego in tutte le sue sfumature: il genio, il riscatto, la contraddizione, l’amore eterno con la città. È una narrazione a cielo aperto, un museo popolare e spontaneo che si aggiorna con ogni emozione.

Murales di Maradona ai Quartieri_Spagnoli
Murales di Maradona ai Quartieri_Spagnoli

Una galleria urbana in continua evoluzione

Ma non c’è solo Maradona. Dopo lo scudetto del 2023 e quello del 2025, nuovi volti hanno iniziato a popolare i muri dei Quartieri:

  • Luciano Spalletti, l’allenatore del primo scudetto post-Maradona.
  • Victor Osimhen con la sua maschera e il suo sorriso magnetico.
  • Khvicha Kvaratskhelia, la fantasia georgiana diventata simbolo.
  • Le immagini collettive dei festeggiamenti, con la città esplosa in cori, fuochi e felicità.

Ogni disegno è un pezzo di storia recente, un tributo che nasce dal basso, voluto dai residenti, dipinto da artisti locali o fan di passaggio.

Un pellegrinaggio laico per turisti e tifosi

Visitare questi murales è più che fare una passeggiata: è vivere l’emozione collettiva di un popolo, sentire la città parlare con i suoi muri.
Si può cominciare da Via De Deo, salire tra i vicoli, scoprire gli angoli decorati, fermarsi a scambiare due parole con gli abitanti — che spesso sono i custodi di queste opere.
Qualcuno le protegge con teli, altri aggiungono simboli, dediche, poesie.

Non serve essere tifosi per emozionarsi: basta osservare, lasciarsi attraversare da questo racconto fatto di colore, passione e appartenenza.

Questa galleria spontanea è una delle forme più vere di patrimonio culturale contemporaneo: memoria visiva di una città che non ha mai smesso di credere nel suo sogno azzurro.

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