Accanto allo splendore teatrale della sua "sorella" Nuova, questa chiesa è un rifugio. È un salto indietro nel tempo, un respiro profondo nel gotico puro che conquistò Napoli nel Trecento.
Appena varchi la soglia, l'atmosfera cambia. L'aria si fa più intima, quasi raccolta. L'architettura ti spinge a guardare in alto, verso le alte volte a crociera, ma è nel silenzio di questo spazio che si coglie la sua vera essenza.
Qui, l'arte non serve a stupire, ma a raccontare.
Il tuo sguardo sarà inevitabilmente catturato da un capolavoro assoluto: il Monumento Sepolcrale della Regina Maria d'Ungheria. Non è solo una tomba, è un'opera scolpita con una delicatezza struggente da Tino di Camaino. Il marmo, sotto le sue mani, sembra aver catturato l'ultimo respiro della sovrana, protetta da un baldacchino che pare un ricamo di pietra.
Ma il cuore segreto di Donnaregina Vecchia è custodito in alto, nel Coro delle Monache. È uno dei luoghi più preziosi e meglio conservati della pittura del Trecento napoletano.
Qui, sarai avvolto da un ciclo di affreschi straordinario, attribuito alla scuola del maestro romano Pietro Cavallini. Volti intensi, storie potenti e, al centro di tutto, un magnifico Lignum Vitae (l'Albero della Vita), che dispiega i suoi rami come una mappa teologica e narrativa.
Visitare Donnaregina Vecchia significa scegliere un'esperienza diversa. Significa cercare la radice medievale della città, scoprire la spiritualità austera che ha preceduto l'esplosione barocca e toccare con gli occhi la storia che ha plasmato l'identità di Napoli.
INFORMAZIONI
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