Il suo nome evoca la sua origine: "Donnaromita" deriva dalle monache "eremite" (romite) che qui trovarono rifugio, fondando un complesso monastico che affonda le sue radici nel XIV secolo. Quello che vedi oggi, però, è il capolavoro rinascimentale del XVI secolo, che nel tempo si è arricchito di un magnifico atrio settecentesco progettato dal genio di Giuseppe Astarita.
Varcare la soglia è un'esperienza che sorprende. L'esterno essenziale si dissolve in un'esplosione di arte e armonia.
Alza lo sguardo: il soffitto è un capolavoro assoluto. Un prezioso cassettonato ligneo del Cinquecento incornicia grandi tele di Girolamo Imparato, creando un racconto per immagini che sembra fluttuare sopra la tua testa.
Abbassa lo sguardo: i tuoi passi poggiano su un altro tesoro. È il pavimento in maiolica del Settecento, un tappeto di "riggiole" disegnato da Domenico Antonio Vaccaro, i cui motivi geometrici e colori vivaci dialogano con la solennità del soffitto.
E poi, intorno a te, le cappelle laterali si aprono come scrigni. Qui puoi ammirare le tele vibranti di maestri come Francesco De Mura e Teodoro D’Errico.
Oggi la chiesa, sconsacrata, è un gioiello incastonato nell'Università Federico II. Il suo antico monastero ospita i dipartimenti scientifici e le biblioteche. Visitare Donnaromita significa scoprire un luogo dove lo studio e il silenzio accademico convivono con secoli di arte e spiritualità. È una delle esperienze più autentiche di quella Napoli colta e stratificata, una meraviglia che si svela solo a chi sa cercarla.