Nata alla fine del Cinquecento per volontà delle Suore Eremite Lateranensi, questa non è solo una chiesa, ma un'autentica pinacoteca del Seicento, un luogo dove la clausura e lo splendore artistico hanno siglato un patto di bellezza assoluta.
Entrare qui significa dimenticare il brusio dei vicoli e immergersi in un trionfo di marmi policromi, stucchi dorati e arte purissima. Lo sguardo viene catturato immediatamente dalla magnificenza dell'Altare Maggiore, un capolavoro di commesso marmoreo attribuito al genio di Cosimo Fanzago, pensato come un trono degno della Regina del Cielo.
Ma Regina Coeli è un luogo di scoperte progressive.
È un'enciclopedia della pittura napoletana: nelle cappelle e sugli altari si incontrano le firme potenti di Massimo Stanzione e di altri maestri che hanno fatto la storia dell'arte.
I tesori più grandi, però, si celano negli spazi un tempo riservati alla clausura. La Sagrestia è un gioiello a sé, impreziosita dai pennelli di Francesco Solimena. E poi, in alto, nascosto agli occhi del mondo, c'è il Coro delle Monache: un ambiente vasto e solenne, la cui volta fu affrescata da Luca Giordano. È un cielo privato, un paradiso dipinto solo per gli occhi delle monache, il cuore segreto di questo monastero.
Visitare Santa Maria Regina Coeli è un'esperienza che ammutolisce. È la scoperta di come la devozione, il gusto e la potenza del Barocco napoletano abbiano saputo creare un mondo a parte, un palazzo sontuoso dedicato alla preghiera, dove ogni marmo e ogni tela cantano la stessa lode: Regina Coeli, laetare.
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