Il suo nome evoca serenità: fu eretto per celebrare la pace ritrovata tra il Papa e il re di Spagna Filippo II. La chiesa, splendido esempio di Barocco napoletano completata da Pietro De Marino a metà Seicento, è un gioiello di armonia e preghiera.
Ma questo nome gentile nasconde un cuore viscerale, una memoria di sofferenza e ingegno. Il complesso, infatti, ingloba anche un ospedale, e al suo interno si cela un luogo unico al mondo: la Sala del Lazzaretto.
È un salone immenso, lungo sessanta metri, che toglie il fiato. Fu costruito d'urgenza come reparto d'isolamento durante la terribile Peste del 1656, che decimò la popolazione della città. Questo spazio, oggi silenzioso e magnificamente decorato da stucchi e affreschi, fu un tempo il teatro della sofferenza e della cura.
La sua vera unicità, però, è nell'architettura. Lungo tutte le pareti corre un "ballatoio", una balconata sospesa. Non era un vezzo decorativo. Era l'architettura della necessità.
Da quel camminamento sopraelevato, i sacerdoti e i medici potevano assistere i malati, celebrare la messa e amministrare i sacramenti senza entrare in contatto diretto con loro, in un tentativo disperato e geniale di evitare il contagio.
Visitare la Sala del Lazzaretto è un'esperienza emotiva. È camminare in uno spazio dove l'ingegno umano ha creato la speranza nel mezzo della tragedia. Santa Maria della Pace è questo: un luogo che tiene insieme la bellezza dell'arte e la cicatrice della storia, raccontando, in un solo complesso, la straordinaria resilienza di Napoli.
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