La sua storia inizia nel 1656, l'anno della Grande Peste. La città fu devastata, perdendo quasi metà dei suoi abitanti. In quel buio, travolti dalla tragedia, i padri domenicani e il popolo napoletano fecero un voto solenne: se l'epidemia fosse cessata, avrebbero innalzato un monumento grandioso in onore di San Domenico, come segno di gratitudine eterna per la sua intercessione.
La peste passò, e la promessa fu mantenuta.
Quello che vediamo oggi è il risultato di quel patto: una spettacolare "macchina da festa" del Barocco napoletano, un trionfo di marmi pregiati, volute, simboli e sculture che si avvita verso il cielo. Progettata inizialmente da Cosimo Fanzago e poi ridisegnata e realizzata da Francesco Antonio Picchiatti, fu completata solo decenni dopo da Domenico Antonio Vaccaro, che la incoronò con la statua in bronzo del Santo.
Visitare questa piazza significa trovarsi al cospetto di un pezzo di storia viscerale. La Guglia di San Domenico è la cicatrice più bella di Napoli: la memoria della tragedia trasformata in arte, un promemoria perenne della resilienza di un popolo che sa mantenere le promesse fatte ai propri protettori.
INFORMAZIONI
INDIRIZZO: P.za S. Domenico Maggiore, 16, 80134 Napoli NA