La sua storia è un racconto di terrore e di fede. Correva l'anno 1631 e il Vesuvio si era svegliato. L'eruzione fu devastante e la lava minacciava di inghiottire la città. In preda alla disperazione, il popolo napoletano fece un ex voto: una promessa solenne a San Gennaro per implorare la sua protezione. La statua e le reliquie del Santo furono portate in processione incontro al fiume di fuoco e, secondo la tradizione, il miracolo si compì: la lava si fermò.
Questa guglia è il "grazie" di Napoli.
Per realizzarla fu chiamato il più grande architetto del Barocco napoletano, Cosimo Fanzago, che concepì un'opera potente e raffinata. Non è un obelisco, ma una colonna-obelisco che poggia su un basamento ricchissimo, dove la sirena Partenope – simbolo della città – rende omaggio al Santo in un tripudio di volute barocche.
Sulla sommità della colonna, la statua in bronzo di San Gennaro non guarda il cielo: guarda la sua città e il vulcano, con la mano benedicente tesa in un gesto di protezione perenne.
Più che un'opera d'arte, la Guglia di San Gennaro è una sentinella. È la materializzazione di un legame viscerale, un monito che ricorda a chiunque passi di lì che, anche nei momenti più bui, Napoli non è mai sola.
INFORMAZIONI
INDIRIZZO: Piazza Cardinale Sisto Riario Sforza, 80139 Napoli NA