Si trova tra via San Sebastiano e via Benedetto Croce, a pochi passi dal complesso di Santa Chiara: una posizione centralissima, ma quasi appartata, perfetta per raccontare quella Napoli fatta di luoghi discreti, stratificati e sorprendenti.
L’interno è a navata unica, con struttura rettangolare e volta a botte.
- Una fondazione legata alla corte angioina
La nascita della chiesa viene tradizionalmente collegata a Margherita di Durazzo, figura centrale della Napoli angioina, che avrebbe voluto l’edificio come atto di devozione verso Santa Marta. Le fonti storico-divulgative napoletane collocano la fondazione intorno al 1400 e ricordano il legame della chiesa con la Confraternita dei Disciplinati di Santa Marta.
Questa origine aristocratica rende Santa Marta un luogo particolare: non una grande basilica monumentale, ma uno spazio raccolto che racconta il rapporto tra devozione, potere, nobiltà e vita urbana nel centro storico di Napoli.
- Il Codice di Santa Marta
Uno degli elementi più affascinanti legati alla chiesa è il Codice di Santa Marta, oggi conservato all’Archivio di Stato di Napoli: una raccolta di stemmi di re, regine e numerosi nobili iscritti tra il 1400 e il 1600 al Collegium Disciplinatorum Sanctae Marthae, confraternita che aveva sede proprio nella chiesa.
Il Codice non è solo un documento araldico: è una vera testimonianza della Napoli politica e figurativa tra Medioevo ed età moderna. Al suo interno la storia della città si riflette attraverso stemmi, miniature, famiglie nobiliari e relazioni di potere.
- Tra incendio, ricostruzioni e trasformazioni
La storia di Santa Marta attraversa anche momenti drammatici.
Durante i tumulti del 1647, legati alla rivolta di Masaniello, la chiesa subì incendi e saccheggi; il Codice, custodito presso il sagrestano, riuscì però a salvarsi.
Dopo quei danni, l’edificio fu oggetto di interventi e ricostruzioni che ne modificarono progressivamente l’aspetto. La chiesa conserva ancora elementi di gusto tardogotico e catalano nella facciata, mentre l’interno riflette le trasformazioni avvenute tra Seicento e Ottocento.
- Un piccolo scrigno d’arte
All’interno, Santa Marta custodisce opere e testimonianze pittoriche legate alla devozione per la santa titolare e alla tradizione artistica napoletana. Tra i riferimenti documentabili, il Catalogo generale dei Beni Culturali registra un dipinto intitolato Santa Marta, datato 1670 e attribuito ad Andrea Vaccaro.
È proprio questa dimensione a rendere la chiesa preziosa: non la spettacolarità immediata, ma la densità di tracce storiche, artistiche e spirituali concentrate in uno spazio piccolo e raccolto.
- Curiosità da scoprire
La chiesa si trova in uno dei punti più vivi del centro storico, tra Santa Chiara, Spaccanapoli e via San Sebastiano.
Il culto di Santa Marta richiama anche un legame simbolico con la Provenza, dove la santa è particolarmente venerata.
Il Codice di Santa Marta rappresenta uno dei documenti più interessanti per raccontare il rapporto tra confraternite, nobiltà e potere nella Napoli storica.
La facciata conserva tracce di gusto tardogotico e catalano, una caratteristica preziosa nel tessuto urbano del centro antico.
- Una Napoli da osservare con calma
Nel cuore più frequentato di Napoli, Santa Marta racconta una storia silenziosa ma potente: quella di una chiesa piccola, attraversata da devozione, nobiltà, incendi, restauri e memoria. Un frammento prezioso della Napoli nascosta, da scoprire senza fretta.
INFORMAZIONI
INDIRIZZO: Via San Sebastiano, 42 (angolo Via Benedetto Croce), Napoli