Protetto da un'imponente nicchia in piperno e marmo, questo Cristo non è un'opera d'arte distante; è un confidente, un protettore, il protagonista di storie che si tramandano come un vangelo popolare.
La leggenda più forte, quella che ogni orafo del Borgo conosce, ci porta indietro nel tempo, alla terribile peste del 1656. Si narra che un frate, passando di lì in mezzo alla disperazione, si fermò a pregare. Ma il Crocifisso, animandosi, gli parlò con voce severa: "Non pregarmi, frate, per questo popolo. È incorreggibile e non merita il mio perdono".
Il frate, con l'audacia che solo la fede napoletana possiede, rispose d'impulso: "Signore mio, non guardate i loro peccati, ma la Vostra Croce". Un attimo di silenzio. E la grazia fu concessa.
Questo dialogo tra il divino e l'umano, così diretto e quasi teatrale, definisce il rapporto di Napoli con il sacro. La devozione si rafforzò ancora durante il colera del 1836, quando il Crocifisso fu portato in processione e, si dice, fermò miracolosamente l'epidemia.
Da allora, l'Arte degli Orefici lo ha adottato come proprio simbolo, adornandolo di "ex-voto" preziosi in segno di gratitudine. Ogni primo venerdì di marzo, il Borgo si ferma per celebrarlo solennemente.
Passare per Piazza degli Orefici significa imbattersi in questa storia. Non è solo un Crocifisso in una nicchia; è la testimonianza di una città che, nel mezzo del lavoro e del caos, non smette mai di dialogare con il cielo, di chiedere, di lamentarsi e, infine, di essere perdonata.
INFORMAZIONI
INDIRIZZO: P.za Orefici, 9, 80133 Napoli NA